— Lo spirito de "La Liberazione" —

Nell'estate del 1944 le Marche furono teatro dell'avanzata del fronte di guerra: l'esercito tedesco, sfruttando la caratteristica disposizione a pettine delle valli (separate l'una dall'altra da cortine di rilievi collinari), indietreggiava opponendo una tenace resistenza, mentre da sud gli eserciti alleati, costituiti in questa fase essenzialmente dal 2° Corpo d'Armata polacco comandato dal generale Wladislaw Anders, avanzavano coadiuvati dal C.I.L., il Corpo Italiano di Liberazione, e da forze partigiane che attaccavano sia in offensiva diretta, sia dietro le linee tedesche.

I nostri paesi arrampicati in cima alle colline e adagiati lungo le valli, le nostre contrade percorse da strade sinuose e tranquille come leggere pennellate, le nostre campagne punteggiate dai casolari sparsi che caratterizzano in maniera inconfondibile il paesaggio marchigiano, e finanche la stessa linea dell'orizzonte che spazia limpida dagli Appennini al mare, furono testimoni di quei giorni cruciali per la Storia del nostro Paese: i giorni della Liberazione!

Memore di quanto la Storia e il destino determinarono più di settanta anni fa nei nostri territori, la società sportiva Sportware di Osimo (AN), sotto l'egida dell'ente di promozione sportiva CSEN a cui è affiliata da sempre, ha ideato e progettato una manifestazione ciclistica che emblematicamente prende il nome proprio dall'immediata importantissima conseguenza di quegli episodi di guerra: la Liberazione appunto. 

La celebre immagine dello scambio tra Coppi e Bartali, simbolo dell'aiuto e del rispetto reciproco che caratterizzano il ciclismo
La celebre immagine dello scambio tra Coppi e Bartali, simbolo dell'aiuto e del rispetto reciproco che caratterizzano il ciclismo

Furono giorni di lutti terribili, sia tra le truppe combattenti, sia tra la popolazione civile. Molti furono gli atti di coraggio e di vero e proprio eroismo, in entrambi gli schieramenti. Il sangue di tanti giovani fu versato. Lungi dal voler celebrare un'apologia della guerra la manifestazione cicloturistica "La Liberazione" è invece esattamente il contrario: un inno alla pace, un invito alla solidarietà tra i popoli, all'incontro tra i diversi modi di essere che caratterizzano le differenti comunità umane, nel ricordo commosso di quei giovani che nel 1944 furono costretti loro malgrado a spararsi addosso e a morire. Lo dovettero fare perché ebbero lo sfortunato destino di vivere i loro anni migliori proprio nel corso di una guerra tremenda, quando eventi storici più grandi di loro travolsero la loro gioventù, ma non sconfissero mai la loro coraggiosa dignità. Ragazzi e uomini che avrebbero potuto ridere insieme di fronte ad un bicchiere di buon vino marchigiano e condividere con delle sincere strette di mano le reciproche esperienze come è naturale che sia nella spensieratezza giovanile, trovarono invece la morte proprio in quell'estate piena di vitalità e speranza, così bella da far male all'anima.

Il tricolore issato sull'acquedotto di Filottrano il 9 luglio 1944
Il tricolore issato sull'acquedotto di Filottrano il 9 luglio 1944

La cicloturistica "La Liberazione" è un percorso ciclistico sui luoghi storici di quelle battaglie che, contemporaneamente all'impegno sportivo, invita ad una profonda riflessione sull'importanza e la drammaticità di quei giorni, come pure ad una rivalutazione della memoria di quegli eventi oggi pressoché sconosciuti, o comunque, quando conosciuti, dati troppo spesso per scontati. Il tutto mentre la fatica fisica che si fa per percorrere in bicicletta questi luoghi e la lentezza con cui l'occhio riesce a contemplare un paesaggio dalle linee dolci nello stesso istante in cui le gambe misurano la dura avversità di saliscendi, erte e crinali, crea un'esperienza unica e indimenticabile che difficilmente può essere raccontata, ma deve essere vissuta in prima persona.